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Dark waters (Torbide, melmose, amare acque)

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Taken from new TheCoevas novel << IO >> –
Side A – Ch.4 Dark Waters (Underneath, muddy, water loving)
(M. Verdiani – MP Carlucci – F. Corbi – S. Capecchi – Homer)

(Deep in my dream my sleep was interrupted but my dream was clear)

(…) I was in place, in a casket, in a vacuum. I never counted all the gods? The gods were innumerable. I had to feed the gods, and they have fed me. (…) The wind broke the white morning, the god of the Waters liquid left his glory, and the purified fluid formless. The magnificence of the Seven Seas was bleached rocks, kissing tortoise shells, ports and bays of the storm. On splash, my wood sailed, with memory and some superstition. It was great ship, a long pletro, sewn tenons and mortises, the sides open, the bow high in a long sharp beak of bronze. The castle rose a figurehead head of a swan, my genius never would have sunk. (…)

Once again the trip, this time acted in a dreamlike journey into reality. Either everything is confused as when we lose sight of ourselves? The respectful presence to ourselves, we ask, because we lost in a past that makes us go down, and with the head turned away and lost to us towards an ever present and a new future that we can not see. What I want to tell us?

IO” upcoming in major bookstores, web and TheCoevas.

Dalla Nuova Opera Letteraria <<IO>> –

Side A – Cap.4 Dark waters (Torbide, melmose, amare acque)
(M. Verdiani – M. P. Carlucci – F. Corbi – S. Capecchi – Omero)

(Nel mio sogno il mio sonno s’interruppe ma il mio sogno rimase chiaro)

(…)Ero in luogo, in uno scrigno, nel vuoto. Avrei mai contato tutti gli dèi? Gli dèi erano innumerevoli. Avrei dovuto nutrire gli dèi, ed essi avrebbero nutrito me. (…) Il vento candido ruppe il mattino, il dio delle Acque lasciò la sua liquida gloria, e purificò i fluidi senza forma. La magnificenza dei Sette Mari avrebbe candeggiato gli scogli, baciato gusci di testuggine per porti di tempesta e baie. Su dagli spruzzi, il mio legno salpò, con la memoria e una certa superstizione. Era ottima nave, lunga un pletro, cucita a tenoni e mortase, le murate aperte, la prua alta prolungata in un rostro di bronzo appuntito. Sul castello s’innalzava una polena a testa di cigno; il mio genio mai l’avrebbe inabissata.(…)

Ancora una volta il viaggio, questa volta un viaggio onirico agito nel reale. O tutto si confonde come quando perdiamo di vista noi stessi? La rispettosa presenza a noi stessi, invochiamo, poiché persi in un passato che ci abbatte e ci fa proseguire con la testa girata verso le spalle e persi a noi verso un presente sempre nuovo e un futuro che non riusciremo a vedere. Cosa vorrà comunicarci IO?

IO ” prossimamente nelle migliori librerie e i TheCoevas.

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